Dio mi salvi dagli europeisti acritici, ma anche dagli europeisti di destra e di sinistra

Risposta all’articolo di Daniel Rustici “Salvate l’Europa dagli europeisti”

Caro Daniel, io condivido, e ho già avuto modo discuterne con altri anche di recente, certe preoccupazioni su un certo europeismo acritico del tipo: l’Europa é bella e stop.

Intendiamoci: anche l’attuale assetto dell’Unione é molto meno antidemocratico di quanto possa sembrare e esistono già numerose forme di sostegno (vedi i fondi strutturali) da anni, quindi, alcune critiche o giustificazioni da parte di alcuni personaggi più o meno televisivi non hanno una base molto solida1.

Il fatti però di essere cittadini di qualcosa, ci dà non solo il diritto, ma anche il dovere di criticarne le sue mancanze.

C’è un altro fatto che però desta la mia preoccupazione e non è solo l’euroscetticismo degli ultimi anni. Quello è normale ci sia ed ha un suo ruolo. Dopotutto anche quando ci fu il dibattito in America nel settecento su che cosa diventare c’erano i federalisti e gli anti-federalisti2.

No, quelli che mi preoccupano sono gli europeisti di destra e sinistra. Infatti spesso anche per alcuni europeisti ben noti la volontà di cambiare la struttura della UE nel senso di una maggiore integrazione di tipo federale deve per forza essere inserita nel loro quadro ideologico.

Mi spiego meglio. Negli ultimi tempi quasi tutto l’arco politico parlamentare italiano si è schierato apertamente per una maggiore integrazione europea (il cosiddetto “più Europa”3); addirittura alcuni di questi partiti si sono esposti ancora di più parlando di Europa Federale tout court, ma pochi si sono interessati a proporre il metodo su come arrivare a questo tipo di struttura e piuttosto hanno cercato di “portare l’acqua verso il proprio mulino ideologico”. Da qui i richiami all’Europa della solidarietà, all’Europa più meritocratica, più liberale,più sociale, delle banche, contro quella delle banche e per quella dei popoli, delle regioni, ecc…

In realtà io credo che non si possa ragionare in questo modo.

Uno dei mali che stanno alla base dei problemi del nostro mondo, e non solo dell’Europa, è un eccesso di individualismo e di egocentrismo che ci è stato propinato come giusto e sano almeno dagli anni ’80.

Questo, unito alla crisi economica attuale, ha portato ad una maggiore radicalizzazione dello scontro politico negli ultimi anni e ad una maggiore intolleranza verso gli altri (Facebook docet).

Proseguendo in questo modo però perdiamo di vista lo scopo fondamentale cioè la Federazione Europea.

Noi non dobbiamo chiedere l’Europa che ciascuno di noi vorrebbe, quella è una questione che riguarderà la dialettica tra i partiti politici europei del futuro. Noi dobbiamo chiedere l’Europa che ci serve. Se il giudizio sull’Europa è basato solo su quanta austerità si chiede, o su quanta solidarietà si dà, non ne usciremo mai4.

Si deve tenere presente che per riuscire a trovare un accordo sulle basi da cui partire per la creazione della Federazione un compromesso con i partiti pro-federalisti dell’altro lato ideologico dovrà essere trovato. Insomma: se domani si riuscisse ad avere tra le mani una vera costituzione europea, un vero partito politico che si dica eurofederalista non potrà rifiutarla sulla base che non è abbastanza di sinistra, o di destra!

 

Luca Alfieri

 

 

 

1Il famoso “Ce lo chiede l’Europa” é un mantra che lascia il tempo che trova. Nell’attuale assetto confederale-protofederale gli stati europei mantengono ampi poteri per cui usare come cuscinetto un’entità non ben definita, che in più é comandata da loro, non é solo ridicolo, ma é anche scorretto. Allo stesso tempo, se é vero che l’elezione indiretta del Presidente della Commissione Europea nel 2014 sarà un cambiamento importante per la democrazia europea, é anche vero che in passato il Presidente è stato nominato dai capi di governo eletti dei paesi membri e doveva (e dovrà) ottenere la fiducia del Parlamento Europeo.

2Consiglio di leggere “Il federalista” di Hamilton, Jay e Madisono con l’introduzione di Lucio Levi edito dal Mulino per avere un’idea chiara del dibattito di allora. Intanto qui potete trovare alcuni estratti.

3Slogan che vuol dire tutto e niente.

4Sulle trattative in corso che si stanno facendo per diminuire l’intensità dell’austerità e promuovere la crescita ultimamente ho letto questo paper su Notre Europe che è abbastanza interessante.

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Comments
2 Responses to “Dio mi salvi dagli europeisti acritici, ma anche dagli europeisti di destra e di sinistra”
  1. europecafe ha detto:

    Luca,
    Trovo il tuo articolo molto interessante… ma non sono d’accordo sulla tua conclusione.
    Mi pare, infatti, che proprio il problema di noi, federalisti, sia che chiediamo un’Europa federale senza dire cosa sarebbe il programme di un potenziale governo europeo… Lo facciamo, perché la nostra associazione, il Movimento Europeo, accoglie personne di sensibilità politiche diverse. Ma temo che, allo stesso tempo, questo comportamento ci allontani dai cittadini che hanno altre preoccupazioni che le questioni istituzionali… Quindi, ci vuole mettere sostanza dietro le parole “Europa federale”. Poi, naturalmente, sarebbe possibile cooperare con “federalisti dal altro lato ideologico” per creare la Federazione europea, superando disaccordi su, per esempio, temi economici.
    Pierre-Antoine KLETHI

    • lucaeaf86 ha detto:

      Caro Pierre-Antoine,

      il problema Pierre é che se cominciamo a discutere di quanto stato, o quanto mercato ci vuole non ne usciremo, oppure la futura Costituzione sarà vista come qualcosa di parte. In ogni caso, la proposta per un piano di sviluppo sostenibile avanzata dall’MFE mi sembra che cerchi di andare incontro ai problemi della gente. D’altro canto noi possiamo al più suggerire certe questioni non essendo un partito. Inoltre, sul fatto che alla gente non interessino i cambiamenti istituzionali, non sono molto d’accordo. Le continue accuse di sovranità nazionale violata, deficit democratico dell’Unione, ecc…mi sembrano indicare tutt’altro.
      Il problema è piuttosto definire chi si può occupare più efficacemente dei problemi, a quale livello per capirci. Noi federalisti potremmo provare a dire cosa deve rimanere agli stati e cosa dovrebbe essere competenza del governo federale.
      Il programma del governo federale sarà quello dei partiti, o del partito vincente alle elezioni europee. Non possiamo essere noi che siamo un Movimento e non un partito a scriverlo.

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