Alcune sfide per l’Europa del 2013

Francia – Che strada per Hollande?

Questo articolo é stato originamente pubblicato su Lo Spazio della Politica

Molti analisti della politica europea condividono una serie di dubbi sul governo francese e su ciò che probabilmente sarà un anno decisivo per Hollande. Riuscirà Monsieur le Président ad adempiere l’agenda (quasi surreale) presentata durante la campagna elettorale contro Sarkozy ed allo stesso tempo fare sì che la Francia mantenga una posizione solida nella framework dell’economia europea e globale? Oltretutto, saprà tirare fuori il coraggio di esporre all’establishment del suo partito (ed ai francesi stessi) i dati “reali” di un’economia in grave pericolo e attuare simultaneamente le dure manovre necessarie al paese per rimanere sul binario della crescita? Infine, il presidente riuscirà a liberarsi dei suoi dogmi (o come alcuni dicono, “fantasmi”) sull’amministrazione della public policy che hanno rivelato un’inaspettata demagogia e anacronismo, come nel caso della tassazione al 75% per i redditi sopra il milione di euro senza scaloni progressivi?

Le domande sopraelencate rientrano nell’ottica della gestione della crisi dell’Euro che di fatto dipende largamente dal valore del credito francese, già danneggiato gravemente dal downgrade di novembre. L’Unione europea difficilmente potrebbe sostenere un ulteriore declassamento e l’Economist ha già identificato la Francia come la “bomba ad orologeria nel cuore dell’Europa”, elencando l’eccessiva rigidità del mercato del lavoro e la mancanza di competitività come i motivi per i quali sia proprio la Francia a preoccupare i fautori della moneta unica.

E che dire dell’asse Parigi-Berlino? Una cosa è certa: se questo bilateralismo “s’ha da fare”, la Germania ha bisogno di una Francia più forte, più decisa, più europea e più globale sul piano economico e politico. Hollande ha le carte per essere un personaggio determinante per l’Europa del 2013, ma la strada che gli si presenta davanti sembra ancora essere in salita.

La Germania ai seggi

Sembrano esserci pochi dubbi sul fatto che la Cancelliera rimarrà tale anche in seguito alle elezioni parlamentari del prossimo 22 settembre. Sempre che non si consideri l’evenienza di un evento di straordinaria, imprevedibile e grandissima portata, la posizione di Angela Merkel come leader del più grande paese europeo sembra ben salda.

Un evento, insomma, del tipo Fukushima, che ha portato incredibili risultati per i Verdi in Nordrhein-Westfalen e nello Schleswig-Holstein nelle elezioni regionali del maggio scorso, sarebbe capace di intaccare la stabilità della Merkel. Stabilità, che anche in seguito alla crisi nucleare stessa, è stata evidenziata dall’ineccepibile capacità di political crisis management dell’entourage Merkeliano. D’altro canto, per ciò che riguarda l’economic crisis management, sembra che una maggioranza seppur stretta dei tedeschi faccia il tifo per lei, sebbene una crescente percentuale della popolazione si riserva ancora dei dubbi riguardo alle concessioni fatte a Bruxelles.

Una variabile importante da considerare sarà la capacità di tutta la CDU di mostrarsi inflessibile in Europa sull’attuazione dell’austerità ed allo stesso tempo continuare a sostenere le economie in difficoltà. Si può affermare che finora questa parte sia stata giocata magistralmente sulla scena sia domestica sia internazionale, con grande partecipazione del Ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble. Ciononostante, le condizioni economiche della Germania tengono gli altri stati dell’Unione sulle spine. L’economia è meno robusta di quanto molti pensano e un progressivo senso di scontentezza darà del filo da torcere alla CDU durante le diverse elezioni nei Länder tedeschi in agenda nel 2013. Una nota a parte richiede la questione della possibile koalition che potrebbe emergere a settembre. Combiniamo questo fattore con la complessità bizantina del sistema elettorale tedesco e ci si può assicurare uno spettacolo pieno di suspense.

La Gran Bretagna e il fuoco incrociato dei nazionalismi

Il Regno Unito non sembra essere ad un punto di svolta che possa determinare un rivoluzione della governance europea. Tuttavia, sviluppi recenti sul piano interno possono accelerare un processo di riassetto istituzionale che ad oggi resta molto difficile da prevedere.

Lo Spazio della Politica si è occupata già quest’anno degli scenari possibili per le relazioni tra Regno Unito ed Unione europea e della convivenza istituzionale tra Londra ed Edimburgo e del crescente favore della popolazione scozzese verso il Scottish National Party (SNP). Ciò che emerge dal 2012 è che la Gran Bretagna non è in forma. L’economia soffre di gravi carenze strutturali, le finanze pubbliche sono ancora in condizioni negative (nonostante la cura di austerity messa in atto dal Ministro delle Finanze George Osborne) e la coalizione di governo soffre di un primo ministro eccezionalmente debole, schiacciato tra un partito sempre più euroscettico e un alleato saldamente filoeuropeo.

Il nazionalismo inglese, incitato anche dai fattori sopraelencati, sta riuscendo con successo a trasformare l’incertezza interna in una forte e poco diplomatica dialettica anti-europea che dipinge Bruxelles come una Sodoma e Gomorra di disonestà e populismo che danneggia gli interessi dell’isola britannica. Il noto pragmatismo britannico e l’attaccamento alla sobria ricerca dell’utilitarismo sono stati, soprattutto tra 2011 e 2012, rimpiazzati da un’iperbole isterica anti-Europea.

In mezzo a tutto ciò ci si mette pure la Scozia che sta preparando gli ultimi arrangiamenti di un evento storico importantissimo quando nel 2014 sarà presentato il referendum sull’indipendenza. Indipendenza però è una parola grossa. Come abbiamo spiegato in una nostra analisi, i termini che saranno presentati al referendum avranno probabilmente l’aspetto di un nuovo assetto atto a recare maggiore autonomia per Edimburgo piuttosto che un vero e proprio processo di separazione in toto. Questo è dato da due fattori:

1) Gli esponenti del SNP devono prima decidere internamente quali siano questi termini di autonomia.

2) Nonostante il nazionalismo e separatismo scozzese siano sentimenti in forte crescita, sondaggi recenti evidenziano come la maggiore parte degli scozzesi siano favorevoli allo status quo mentre la stragrande maggioranza si oppone ad una secessione vera e propria.

È dunque possibile che l’esercizio democratico del referendum possa sortire un effetto boomerang: una maggiore legittimazione del ruolo di Edimburgo nel Regno Unito con la conseguente messa a tacere delle forze nazionaliste.

Il 2013 sarà il campo di battaglia di questi due scontri. Riusciranno i populisti ad approfittare della crisi economica per sostenere i loro attacchi contro l’Unione europea o sarà il tradizionale realismo britannico a prevalere? La risposta a questo dilemma avrà un forte impatto sul futuro politico dell’Europa sia a livello d’integrazione, che a livello di politica internazionale. Sebbene le Olimpiadi siano terminate, i nostri occhi rimarranno su Londra anche nel 2013.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: