Zerosette intervista i federalisti di Parma

Riportiamo qui l’intervista di Salvo Taranto per il settimanale di Parma e Provincia “Zerosette” al segretario dell’MFE/GFE di Parma Francesco Violi ed al presidente della GFE Parma Luca Alfieri

“Sentirsi fieramente europei mentre il processo di integrazione arranca sotto il peso della crisi economica. Abbiamo intervistato Luca Alfieri e Francesco Violi, rispettivamente presidente e segretario della sezione dei Giovani Federalisti Europei di Parma, per comprendere in quale modo la meglio gioventù europea possa cambiare la governance del Vecchio Continente. Un rinnovamento che parte anche dal parmense che, dal 20 al 21 ottobre, sarà teatro del Seminario nazionale dell’Ufficio del Dibattito: un appuntamento, che si svolgerà a Salsomaggiore, durante il quale si discuterà di un’alternativa federalista alla crisi dell’euro e dell’Unione Europea.

Perché in questa fase dominata dalla crisi economica, in cui è molto facile chiedere di frenare il processo di integrazione europea, secondo voi ci sarebbe bisogno di più Europa?
FV
: Noi pensiamo che tra le cause di questa crisi vi sia il fatto che l’Europa non aveva la governance adeguata ad affrontare le sfide e i problemi che poi si sono verificati. L’Europa che abbiamo adesso, infatti, è tutto fuorché un’Europa federale: noi invece siamo qui perché vogliamo proporre un’Europa federale che non c’è. Dire l’Europa non funziona quindi torniamo agli stati nazionali sarebbe la risposta sbagliata, perché il problema è che abbiamo un’Europa inadeguata ad affrontare le sfide del momento.

In che modo si può creare allora questa nuova Europa?
LA
: Diciamo che il dibattito in merito si è riaperto dopo che la Merkel, a giugno, ha rilanciato dopo l’elezione di Hollande, la questione dell’Europa politica. Noi, in merito, abbiamo delle idee e  delle iniziative in programma sul territorio di Parma in cui le illustreremo, come una conferenza il 18 ottobre al Caffè letterario alla quale interverranno alcuni dei nostri esperti, e dal 20 al 21 l’Ufficio del Dibattito al quale parteciperanno un centinaio di persone.

Perché un italiano dovrebbe sentirsi orgogliosamente europeo in un Paese invece diviso, spaccato da contrapposizioni Nord-sud, dilaniato dai campanilismi?
FV
: L’Italia ha dato tantissimo all’Europa, pensiamo all’Italia rinascimentale o barocca, o a personaggi come Spinelli, De Gasperi e Einaudi che hanno dato moltissimo all’Europa in termini di sviluppo culturale e filosofico: questo per stare sui piani alti. Nel concreto, tantissimi italiani viaggiano in Europa, parlano l’inglese come seconda lingua, vanno in Erasmus. L’Italia, inoltre, è uno dei maggiori paesi esportatori all’interno dell’Europa e per questo, credo, che noi italiani possiamo sentirci a casa ovunque, perché siamo capaci di interagire senza problemi  con altre culture.

Manca qualcosa a Parma per essere considerata una città veramente europea. Basta la sede dell’Efsa?
LA
: Non basta. Secondo me ci vuole più attenzione alle questioni europee, ma questo è più che altro un problema a livello nazionale. A Parma serve un’impronta più eurofederalista, serve dibattere di queste questioni che sono ormai all’ordine del giorno e, come diceva l’ex segretario del movimento federalista europeo Giorgio Anselmi, bisogna passare alla fase popolare del processo costituente. Non può più essere rinchiuso nell’ambito dei governi o dei parlamenti ma deve entrare nel dibattito pubblico.

Perché dei giovani di Parma dovrebbero avvicinarsi al vostro movimento?
FV: Io penso che una grandissima mancanza in questo periodo sia proprio la politica giovanile. Purtroppo attualmente la politica giovanile agisce sulla base della frustrazione, una frustrazione anche giustificata alla luce dell’incapacità della politica di decidere. Noi pensiamo però che non ci si debba fermare alla protesta sterile, ma che bisogna anche aggredire il presente dando delle risposte complesse, perché ad essere affrontati sono problemi complessi. La nostra filosofia è che non esistono risposte facili a problemi complessi: questo è un approccio, a nostro avviso, sbagliato e per questo motivo  ne stiamo proponendo un altro.”

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