Anche in Georgia si “scende in campo”

In Italia, sta avendo un’eco informativa notevole la notizia che l’ex giocatore del Milan Kakha Kaladze è stato nominato Vice Premier della Georgia in seguito alla vittoria di Bidzina Ivanishvili alle recenti elezioni parlamentari. Come riporta il Corriere della Sera il nuovo governo georgiano dovrebbe avere solo due vice premier: uno sarà il ministro della Difesa, l’altro il responsabile dello Sviluppo Economico, ovvero Kaladze stesso. L’ex calciatore si è detto sorpreso della nomina, ma certo è il volto più noto e come capolista di «Sogno georgiano» è anche il più votato alle elezioni del primo ottobre. «Ho tanti contatti all’estero, torneranno utili», ha commentato l’ex calciatore.

A parte la nomina di Kaladze, che aveva in realtà già dal 2008 annunciato la sua volontà di entrare in politica a fine carriera sportiva, un altro personaggio si è presentato con un rapidissimo successo agli occhi dei georgiani. Fino alla fine del 2011 gran parte degli elettori del paese non aveva mai sentito parlare di Bidzina Ivanishvili, l’uomo che è destinato a diventare il prossimo Primo Ministro del paese. Lo scorso 1 ottobre, in un’elezione parlamentare contestatissima, il partito Movimento di Unità Nazionale (Ertiani Natsionaluri Modzraoba) di Saakashvili ha ammesso la sconfitta contro il neonato Sogno Georgiano (k’art’uli ots’neba–demokratiuli sak’art’velo) fondato lo scorso 19 aprile che ha ottenuto il 55% delle preferenze.

In Italia, il fatto di avere un tycoon con una forte influenza mediatica che sbarca in politica, fonda un partito in poche settimane e vince le elezioni al primo colpo non farebbe notizia. Ma nel Caucaso come ha fatto un solitario miliardario uomo d’affari senza alcuna esperienza politica a catturare il favore del pubblico in un così breve periodo di tempo?

Il panorama politico pre-elettorale

La Georgia è riemersa dal crollo dell’Unione Sovietica, divisa dai suoi stessi conflitti separatisti ed afflitta da corruzione e povertà. Ciònonostante negli ultimi anni si è trasformato in uno dei paesi più democratici della regione.  Da quando arrivó al potere in seguito alla Rivoluzione delle Rose nel novembre del 2003 Saakashvili ha guidato il paese verso una maggiore integrazione con l’Occidente (soprattutto con gli Stati Uniti), spingendo verso l’adesione del paese alla NATO ed all’Unione europea proponendo anche l’invio di truppe georgiane a combattere con le forze americane in Iraq. Saakashvili è stato inoltre il fautore del rinnovamento di una forza di polizia notoriamente corrotta e nepotista trasformandola nello strumento diretto atto alla sua “tolleranza zero” in materia di droga e piccola criminalità.

La strategia di Ivanishvili

Infatti, fino all’anno scorso Saakashvili non dovette mai affrontare sfide formidabili contro l’opposizione. Questo durò fino alla comparsa di Ivanishvili il quale scese in campo con una strategia innovativa al livello di comunicazione nella quale si è prodigato a puntare il dito verso la malaopera di Saakashvili riguardo a povertà, disoccupazione elevata e autocraticità.

Il turning point della campagna elettorale avvenne due settimane prima delle elezioni quando, ancora, il Movimento di Unità Nazionale sembrava in grado di conquistare una larga maggioranza. Il 19 settembre una stazione televisiva (di proprietà di Ivanishvili) trasmise un video che mostrava guardie carcerarie abusare inumanamente di alcuni prigionieri. Centinaia di persone scesero in piazza per protestare. Nonostante Saakashvili condannò rapidamente gli abusi e promise una riforma del sistema carcerario, il danno era fatto. Esistono speculazioni sul fatto che Ivanishvili stesso fu il mandante della produzione e distribuzione del video. Il Guardian che definisce Saakashvili come “il tesoro di Washington e Bruxelles”, osserva come questo video fece luce su “l’altra faccia della rivoluzione di Saakashvili ed il suo autoritarismo incipiente e crescente”.

Come spiega il New York Times gran parte dei motivi per cui il video della prigione fu così dannoso per Saakashvili fu perché contrastava nettamente con uno dei suoi primi successi ossia la revisione delle forze di polizia. Tuttavia, l’autrice dell’articolo Ellen Barry aggiunge che, anche prima del rilascio del video, l’elezione era diventata “un referendum sul trade-off della Rivoluzione delle Rose e ciò che i suoi giovani leader sono riusciti a fare con i loro anni di potere”.

In una conferenza stampa il giorno dopo le elezioni parlamentari, Ivanishvili ha dichiarato che Saakashvili dovrebbe dimettersi immediatamente piuttosto che completare il suo mandato (che si conclude nel 2013). Una richiesta stridente dal momento che Saakashvili aveva appena dichiarato di voler cooperare con il suo competitore. Ivanishvili ha poi anche annunciato che la sua prima visita dopo le elezioni sarà a Washington, segnalando che lo sconvolgimento elettorale non inciderà sullo stretto rapporto della Georgia con gli Stati Uniti. Entrambe le dichiarazioni suggeriscono che il nuovo leader è pronto a prendere il posto di primo ministro senza voler riorientare drasticamente la Georgia verso un partenariato con la Russia.

Cosa attende la Georgia?

Questa sarà la prima volta dopo il crollo dell’Unione Sovietica 20 anni fa che la Georgia affronterà un trasferimento pacifico del potere attraverso elezioni invece di insurrezioni armate o rivoluzioni. In un pezzo per il Financial Times A-List, Ian Bremmer sostiene che la mancata vittoria di Saakashvili non dovrebbe essere vista come la fine della Rivoluzione delle Rose  ma una continuazione dei suoi ideali. Mentre il nuovo governo è messo insieme, la sua direzione politica rimane poco chiara. Molti scienziati politici fanno notare che i membri del team di Ivanishvili siano stati più uniti nell’opporsi a Saakashvili piuttosto che a trovare un accordo sulle politiche sostanziali.

La questione più importante è sicuramente l’alta disoccupazione (quasi al 30%). La sconfitta di Saakashvili mostra come i georgiani si preoccupino più dell’occupazione piuttosto che della “grandiosa visione” dell’ ormai ex presidente riguardo l’apertura all’Occidente e la corte alla NATO. Ivanishvili è ampiamente a favore della politica estera del governo passato e non si prevede un cambiamento immediato al riguardo. Sono tuttavia  i suoi legami passati con la Russia, a sollevare numerosi punti di domanda tra georgiani che si lamentano di come Ivanishvili non abbia mai criticato pubblicamente Vladimir Putin.

A queste critiche Ivanishvili risponde di non essere stato in contatto con Mosca dopo le elezioni, né di aver ricevuto le congratulazioni da parte dei leader del Cremlino. Ha anche ribadito il proprio impegno verso la politica di integrazione della Georgia nella NATO e l’Unione europea – entrambe idee apertamente odiate da Putin.

Le vere sfide si giocheranno in casa. In primo luogo, come riferisce Neil Buckley la misura in cui Ivanishvili sarà grado di mantenere le sue promesse di ricostruire l’agricoltura, stimolare gli investimenti e creare posti di lavoro dipenderà da quanto sarà in grado di tenere unita la sua coalizione formata da nove partiti. In secondo luogo, il Sogno georgiano deve trovare un modo per coesistere con l’UNM di Saakashvili che ha ancora un notevole sostegno pubblico. Più sostegno, infatti, che qualsiasi singolo partito della sua complessa coalizione.

A version of this article was also published in Lo Spazio della Politica

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