TRIPLETE!

H. 10.00, Karlsruhe, Baden- Wurttemberg. La Seconda Sezione della Corte Costituzionale Tedesca emette una sentenza storica (ecco il testo in inglese): l’European Stability Mechanism, il fondo salva stati che contribuirà alla soluzione della crisi dell’Euro, è perfettamente legale alla luce della Costituzione Tedesca, in quanto l’ammontare  della contribuzione del paese è definito (la Costituzione vieta invece contribuzioni “senza limiti”). Spetterà a un organo democratico (e quindi al Parlamento Tedesco) pronunciarsi su eventuali modifiche al valore originario.

H. 11,00, Strasburgo, Alsazia. Il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, durante il suo terzo Discorso Sullo Stato Dell’Unione (qui il testo in inglese), rompe un tabù che durava da troppo tempo, e chiama a gran voce “Una federazione di stati” e una genuina Unione Economica costruita e legittimata da un’ Unione Politica.

H.21,00 Den Haag, South Holland: Si conclude il processo di voto nei Paesi Bassi, paese estremamente sensibile ai temi Europei. I primi Exit Polls non lasciano spazio a dubbi: c’è una maggioranza, e questa maggioranza si chiama Europa. I partiti filoeuropei guadagnano la maggioranza assoluta e intascano il migliore risultato congiunto dei partiti filoeuropei di sempre. Per i partiti anti-europei, invece, è un dramma: l’estrema destra razzista perde la metà dei voti, i neo-marxisti restano stabili su percentuali poco rilevanti.

Una giornata memorabile, che resterà nella memoria di molti. Senza dubbio se la ricorderanno bene gli Euroscettici: a loro, oggi è andato tutto storto. Per chi invece crede alla necessità di costruire una federazione Europea, questo potrebbe essere il giorno in cui iniziò il processo. Naturalmente, ci saranno giorni duri nel futuro prossimo e molte battaglie: ma stasera è difficile non avere un po’ di speranza in più.

Considerati individualmente, questi tre risultati detengono già un alto valore.
L’approvazione dell’ESM, ad esempio, era un tassello davvero mancante all’attuale design della governance economica dell’Euro Area. Non che sia perfetta, ovviamente: ma sta lentamente trasformandosi –finalmente- nel minimo indispensabile per gestire la crisi. L’ESM potrà effettuare prestiti agli stati, supportare banche in difficoltà, e agire sul mercato primario dei titoli del debito per finanziare la spesa dei paesi. In cambio, i paesi che avranno accesso ai finanziamenti trasferiscono di fatto le chiavi della loro politica economica alle istituzioni Europee:  il supporto dell’ESM infatti è condizionale all’applicazione delle Raccomandazioni   emesse una volta all’anno dalla Commissione nell’ambito del Semestre Europeo, la procedura di coordinazione delle politiche economiche recentemente lanciata dall’UE. Di fatto, si viene a creare un’Unione Economica molto stretta tra i paesi che partecipano all’Area Euro: il vero rischio è rappresentato dal limitato livello di democrazia all’interno del Semestre Europeo, gap che però potrebbe essere decisivamente sanato grazie alla regulation 0386/2011 tuttora in discussione al Parlamento Europeo (qui tutti i documenti): una volta approvata, dovrebbe garantire il controllo democratico sul processo di coordinazione delle politiche economiche, rendendo il Parlamento Europeo il vero attore cruciale in Europa.

Il discorso di Barroso, in secondo luogo, rappresenta un punto di svolta di grande rilevanza. Chi si occupa di affari europei conosce fin troppo la celebre discrezione e prudenza (qualcuno direbbe pavidità) del Presidente della Commissione. Un uomo bilanciato, attento a non eccedere e a non pestare i piedi ai capi di stato –che dopo tutto l’hanno messo lì già due volte. Ma ora quei capi di stato (Merkel esclusa) non ci sono quasi tutti più, il centro-destra che lo aveva eletto sta lentamente defluendo dallo scenario Europeo, e Barroso ha osato quello che non osava prima: appellare a gran voce una Federazione Europea. E non in un’arena qualsiasi, in qualche noioso meeting tra addetti ai lavori; ma davanti alla Plenaria del Parlamento Europeo, in occasione del cosiddetto “Discorso sullo Stato dell’Unione” che tradizionalmente, da Delors in poi, rappresenta molto di più che una semplice conversazione con i deputati del Parlamento.  Barroso ha percepito che la marea è cambiata e questa volta fa sul serio; non vuol essere ricordato –immaginiamo- come quello che ebbe la più grande occasione di integrare l’Europa e se la fece mancare. Oggi ha le mani quasi libere, più libere di quanto non siano mai state prima, e siamo convinti che saprà usarle.

E infine, l’Olanda. Poco importa che i due partiti vincitori siano tradizionalmente sullo scacchiere opposto della politica. C’è alta politica in gioco, di questi tempi sul vecchio continente. E prima ancora che sui temi sociali, ci si divide sui temi costituzionali, sulla natura del sistema politico. I partiti si coalizzano e si scontrano prima di tutto su un tema. L’integrazione Europea.  Se Rokkan aveva ragione, la prima frattura politica che viene vissuta da un sistema politico nascente è quella tra Centro e Periferia: ed è esattamente quella che osserviamo oggi in Europa. Se Liberali e Neo-Labour daranno vita, come sarà probabile, ad un’alleanza di governo, non sarà certo una “Grande Coalizione”, ma una maggioranza politica che ha, in cima alla propria agenda, il progetto europeo. L’Olanda sarà solo un altro degli stati in cui il trend sta prendendo atto: l’Italia è governata da una maggioranza trasversale tenuta insieme solo dall’Europeismo (talvolta di facciata); la Grecia è nella stessa situazione. In Francia, l’Europa è stata al centro della campagna per le presidenziali, e ha vinto il più europeista dei papabili candidati (non ho mai considerato Eva Joly davvero ingara); in Germania, la maggioranza che governa il paese si è sfaldata sui temi europei, mentre un’altra maggioranza trasversale si formava; non è improbabile che alle prossime elezioni federali, anche a nord delle alpi si formi una maggioranza trasversale filoeuropea. Insomma, l’Olanda non è solo una battaglia vinta in una guerra durissima che- purtroppo- ci riserverà altri momenti bui: è anche il termometro, la dimostrazione che l’Europa sta davvero vivendo, a più di 50 anni dalla creazione della CEE, il suo primo, reale momento politico e costituzionale.

Ma è nel guardarli assieme, questi tre eventi, che si coglie la profondità di quello che sta avvenendo. È un raggio di sole, ma di sole vero:  si intravede finalmente uno scorcio azzurro oltre le nubi. La soluzione alla crisi sta prendendo la via più logica, la più intelligente: la costruzione di una federazione europea. Oggi sappiamo che questo processo è uscito dalle stanze buie di Bruxelles (dove piove sempre e si lavora a luce spenta per risparmiare) ed è entrato tra la gente. È nella matita elettorale del popolo Olandese, lo stesso che anni fa aveva bocciato, sprezzante, il primo tentativo di Costituzione Europea.  E’ nella mente dei giudici costituzionali tedeschi, che ancora una volta hanno emesso una sentenza che difende l’Integrazione Europea senza rinunciare a chiedere, con costanza, una sua democratizzazione; il cambiamento è nell’aria, bisognerà agire presto, e questo  l’ha capito perfino Barroso.

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Comments
4 Responses to “TRIPLETE!”
  1. europecafe ha detto:

    Sulla sentenza di Karlsruhe, pensiamo che i giudici tedeschi non sono contro l’Europa, ma chiedono il rispetto della democrazia (attraverso i diritti del Parlamento) e vogliono che i politici prendano le loro responsabilità e cambino le norme attuali se vogliono iniziare un’altra politica. Che ne pensate?
    http://aucafedeleurope.wordpress.com/2012/09/13/de-la-politique-et-du-droit-la-decision-de-karlsruhe/

  2. Roberta Carbone ha detto:

    La speranza è che sia davvero un raggio di sole e non l’ennesimo passo in avanti per poi retrocedere di due…la scelta federale va fatta adesso, attendere oltre, parlare di piccoli passi, non è più un’alternativa, perché l’Unione Europea rischia seriamente di disgregarsi…o di trasformarsi in qualcosa di veramente poco democratico. La federazione europea deve salvare la costruzione europea e i cittadini europei, diventando un esempio compiuto di democrazia sovrannazionale.

  3. Lamberto Zanetti ha detto:

    Sono d’accordo il cambiamento è nell’aria, bisogna fare presto. Occorre convocare subito un’Assemblea/Convenzione Costituente eletta dal Popolo europeo che rediga la Costituzione degli Stati Uniti d’Europa in tempo utile per essere ratificata con un Referendum europeo abbinato alle elezioni europee del 2014.

  4. Francesco Nicoli ha detto:

    Purtroppo la politica dei “piccoli passi” è in qualche modo inevitabile. non è certo la migliore delle strategie: ma è l’unica possibile. se si fosse fatta la federazione nel 1992, i francesi l’avrebbero bocciata alla grande (diedero una piccola maggioranza all’Euro). è necessario procedere sostanzialmente, questo si, su una strada che renda la definitiva integrazione democratica e politica assolutamente inevitabile.

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