Wikileaks, lo sviluppo tecnologico e la ricerca della verità

In questo articolo non parlerò dell’affare Assange1 che negli ultimi tempi ha di nuovo catturato l’attenzione del mondo. Non dico che non mi interessi, ma penso che il fenomeno Wikileaks non possa identificarsi con Assange. Infatti il capo e co-fondatore potrebbe anche sparire, ma quello che ha fatto Wikileaks resterà.

Questo anche al di là della sopravvivenza dell’organizzazione stessa dato che già molti altri stanno seguendo il suo esempio.

Così Fabio Chiusi (Alias ilNichilista) sul suo libro su Wikileaks:

[…] “c’è la descrizione di un’idea – e questa è la tesi centrale del libro – che sopravviverà a WikiLeaks, qualsiasi cosa le succeda”.

Wikileaks ha rotto un tabù: ha pubblicato dossier confidenziali di diplomazie, banche ed istituzioni varie2.

La frase dell’allora ministro degli esteri Frattini: “Wikileaks vuole distruggere il mondo”, che scatenò l’ilarità generale dei più, non fu un caso isolato. Altri politici di mezzo mondo sembrarono sconvolti. Molte persone pensarono che per l’ennesima volta “il potere” stava facendo la voce grossa perché si erano rivelati chissà quali segreti. In realtà molte questioni erano già note a chi aveva un minimo di conoscenza della geopolitica internazionale3.

Il problema vero è che per la prima volta i diplomatici non potevano negare fino a perdere il fiato l’evidenza perché c’erano prove tangibili a sostegno di quelli che solo prima erano sospetti o voci di corridoio.

La frase di Frattini in realtà nasconde una paura: “Wikileaks vuole toglierci il nostro diritto di mentire!”. Il che, in un mondo regolato da stati nazionali sovrani, è un bel problema. Ogni stato infatti, cerca di perseguire i propri piani strategici, se necessario anche a danno degli altri stati. Questo avviene spesso al di là di questioni etiche e morali e per questo essi hanno bisogno di segretezza. Può sembrare cinico, ma in realtà questa è una visione abbastanza condivisa almeno da quando Machiavelli scrisse “Il Principe”.

Maragaux Prival su Le Taurillon ci ricorda che la trasparenza, intesa in senso assoluto, non può conciliarsi con la ragione di stato la quale, in certi casi, provoca una sconnessione tra la vita politica e la morale.

Lo sviluppo tecnologico sta rendendo sempre più difficile mantenere segreto qualcosa. Wikileaks è solo un esempio di questo trend difficilmente arrestabile.

Che fare? Beh siccome il progresso non si ferma allora si deve prendere atto che uno degli strumenti più utilizzati dagli stati nazionali, cioè il “segreto di stato” o l’uso di “documenti confidenziali” diverrà sempre più debole. Si impone dunque un nuovo sistema di regolare i rapporti tra gli stati dato che qualsiasi tentativo di azione a danno di altri verrà prima o poi scoperto con tutte le conseguenze del caso in termini di rapporti tra le popolazione e pacifica convivenza tra essi.

Se vogliamo lo sviluppo tecnologico ha conseguenze sulla capacità di mentire anche a livello micro. Perché la gente principalmente si lamenta di Facebook? Risposta: perché invade la sua privacy.

Sì, ma per prima cosa tu non sei obbligato ad iscriverti a Facebook e nel momento in cui lo fai sai quali sono le regole. Io vedo i cavoli tuoi e tu vedi i miei. Se inoltre per una persona qualsiasi il problema della privacy fosse rilevante cercherebbe sempre di impostare le opzioni in modo da mostrare il meno possibile al resto del mondo, cosa che non avviene molto spesso.

La questione è un’altra ed è più profonda: la tecnologia, sia a livello macro che micro, ci sta levando il “diritto di mentire”, o comunque sta rendendo sempre più difficile sostenere la nostre menzogne.

Dobbiamo tenere presente che almeno negli ultimi decenni la menzogna è diventata la regola più che l’eccezione. Le nostre madri continuano a insegnarci a dire la verità quando siamo piccoli, ma la società attuale urla tutt’altro e chi prova ad uscire da questa regola rischia di rimanere fregato.

Questa paura è frutto anche di interpretazioni sbagliate rispetto al pensiero di alcuni economisti come per esempio Adam Smith, il quale era ben lungi da affermare: “inganna il prossimo tuo, prima che lui inganni te”.

Insomma dire la verità ormai è un atto rivoluzionario.

Molti ormai non si rendono neanche conto quale sia il confine tra verità e menzogna, a volte credono pure alle proprie bugie, ma la tecnologia moderna sta mano a mano erodendo la possibilità di nascondere i propri segreti ed è lì che scattano i lamenti: “maledetto Facebook”.

I lamenti che ci sono su Facebook e le indignazioni di vari politici rispetto al caso Wikileaks altro non sono che lo scontro tra il mondo in cui siamo cresciuti e il mondo che sta arrivando.

Intendiamoci: questo è un processo i cui contorni sono ancora vaghi.

La risposta di Fabio Chiusi all’ultima domanda di Federica Colonna indica chiaramente questa situazione non lineare:

D: “WikiLeaks ha reso davvero i Governi più trasparenti?”

R: “Se WikiLeaks abbia reso o meno i governi più trasparenti si potrà dire soltanto nel medio-lungo periodo, quando potremo comprendere se e come questi ultimi avranno modificato le loro prassi riguardo a segretezza e trasparenza. Per ora si possono dire due cose. Da un lato Assange non è riuscito a sollevare quell’onda di indignazione popolare a livello globale che si aspettava, per esempio riguardo al conflitto in Afghanistan. Dall’altro, tuttavia, è riuscito a produrre risultati concreti a livello locale, per esempio in India e Paraguay. Ma a prescindere dalle contingenze, Assange credo sia riuscito a dimostrare come i governi possano continuare a occultare ciò che non dovrebbero, certo, ma che non possano più farlo impunemente. O almeno, senza il timore che qualche whistle-blower non si affidi alle garanzie di anonimato di WikiLeaks, dei suoi cloni o di progetti innovativi e ai nastri di partenza come OpenLeaks e GlobaLeaks. Prima era un salto nel buio. Ora, invece, si è capito che è possibile farlo, ed è possibile passarla liscia. Al di là dei documenti pubblicati, è questo forse il più potente incentivo alla trasparenza che Assange sia riuscito a ottenere.”

Non possiamo aspettarci in un futuro prossimo la trasparenza assoluta4 (o la sincerità assoluta degli altri). Allo stesso modo Zuckerberg esagera a dire che la privacy è una norma sociale desueta.

Il treno però è partito e difficilmente si fermerà.

Il pensiero occidentale ha come base il perseguimento della verità almeno fin dai tempi di Socrate e ora la tecnologia sembra aiutare questa ricerca anche quando gli uomini sembrano volerla abbandonare.

Luca Alfieri

1Per chi fosse interessato consiglio la lettura di questi articoli: uno è dello Spazio della politica blog l’altro è di Federal Union per quanto si possa essere d’accordo o in disaccordo con la posizione degli autori, se non altro hanno il pregio di non essere banali nelle loro considerazioni.

In particolare un aspetto importante del primo articolo è l’accento messo sulle deficienze del sistema informativo della diplomazia americana che invito a leggere con attenzione.

2 Per chi volesse farsi una cultura su Wikileaks a parte la sua pagina di wikipedia inglese, dove ci sono naturalmente una valanga di link correlati, consigliamo le interviste a Fabio Chiusi (alias ilNichilista) sul suo libro “Nessun Segreto” (qui e qui). Non consiglio il libro per il semplice fatto che devo ancora leggerlo….

4La stessa Wikileaks è stata accusata di mancanza di trasparenza. Si veda questo articolo di Inviato Speciale.

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