Cosa lascia Meles Zenawi

A version of this article was originally published in Lo Spazio della Politica

Da due mesi non era apparso in pubblico e ciò fecerisuonare numerose domande al riguardo. Dov’era il Primo Ministro dell’Etiopia Meles Zenawi? E’ arrivata il 21 agosto la notizia che ha fatto luce su tutto. La televisione di stato etiope ha annunicato che il tenace cinquantasettenne leader è deceduto presso l’ospedale St. Louis di Bruxelles in seguito ad un lungo ricovero.

Meles, rimasto al potere per 21 anni,   è diventato un personaggio capace di guadagnarsi miliardi di dollari in aiuti da governi occidentali ed allo stesso tempo ricevere numerose condanne da gruppi di monitoraggio dei diritti umani per le sue politiche oppressive nei confronti di stampa e gruppi di opposizione.

“I donatori d’aiuti adorano Meles”, riportò il direttore della Royal African Society Richard Dowden nel 2009. “E’ istruito, informato e concentrato ed è così che il flusso d’aiuti in Etiopia a raggiunto i 4 miliardi di dollari all’anno”. Dowden definì il governo di Meles come un “sottile totalitarismo” paragonabile alla struttura di stato messa in piedi da Mubarak. Ora alcuni osservatori sperano che la sua morte possa aiutare l’Etiopia ad uscire da un protratto periodo di autocrazia, mentre altri temono una pericolosa corsa alla successione al governo.

Una pesante sedia vuota

La morte di Zenawi lascia una lacuna sia a livello nazionale che a livello della regione del Corno d’Africa. Meles è stato un personaggio contradditorio, definito come un “marxista a caccia di investimenti capitalisti stranieri” ed un “combattente per la libertà che ha oppresso e marginalizzato le elites di intellettuali dell’opposizione”. In occidente, è stato ampiamente ammirato per avere portato sviluppo economico ed allo stesso tempo mantenuto stabilità e sicurezza in un paese distrutto da divisioni interne. In patria, ha soppresso il dissenso e controllato capillarmente le attività politiche ed economiche con precisione autocratica.

Nel 2005, la BBC riportò che 193 oppositori vennero uccisi in seguito a proteste contro la rielezione di Meles. In due occasioni Meles ha inviato truppe in Somalia contro i militanti islamisti con l’aiuto degli Stati Uniti ed ha spesso negoziato affari diplomatici con i difficili vicini della regione, fattori che giustificano il supporto dell’occidente nonostante le preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani. Un diplomatico occidentale vicino a Meles ha dichiarato recentemente che in Etiopia “vige una dittatura che tiene il popolo al limite della povertà ma è riuscita ad affascinare gente del calibro di Tony Blair e Bill Clinton”. Un articolo del New York Times del 1991 racconta del primo viaggio di Meles a Washington ed illustra la speranza con la quale questo giovane leader africano si presentava agli occhi del mondo. Dopo aver assicurato i membri del Congresso di non essere un marxista radicale, si racconta che alcuni deputati americani fecero recapitare libri di Tocqueville per assicurarsi che Meles  rimanesse “sulla buona strada”.

Meles aveva in realtà discusso un possibile piano di successione già nel 2009 dichiarando che “il partito ha bisogno di una nuova leadership che non abbia dovuto affrontare l’esperienza della lotta armata” ma senza soffermarsi su un plausibile periodo di transizione. Ora l’ex Vice Primo Ministro Hailemariam Desalegn rimarrà in carica in pectore fino alle prossime elezioni del 2015 ma le tensioni dovute all’improvvisa lacuna governativa hanno già fatto suonare i campanelli degli attori politici internazionali coinvolti nella zona.

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