Euro Bonds: una cattiva idea per la Federazione Europea?

“Buscar el Levante por el Ponente”.  Cristoforo Colombo ci ricorda, da tutti i libri di storia, che non sempre la via migliore per raggiungere i propri obiettivi è quella più ovvia. Due riflessioni, quindi, sulla Federazione Europea e gli Eurobonds. Gli Eurobonds sono ritenuti da molti (e un tempo anche da chi sta scrivendo) come una tappa fondamentale dell’integrazione europea. Di più: essi rappresentano quasi un simbolo dell’integrazione stessa.
Un’attenta riflessione, tuttavia, ci porta a concludere il contrario: al di là del loro valore simbolico, gli Eurobonds allontanano l’idea di un’Europa integrata in senso federale, mentre certificano l’Europa inter-governativa. Vediamo insieme il perché.

In primo luogo, è meglio specificare l’oggetto. Per Eurobonds, si intende una forma di mutualizzazione dei debiti pregressi degli stati membri. In altre parole, gli stati trasferiscono- in qualche modo- una porzione più o meno rilevante del proprio debito a un organo europeo, che si occupa di raccogliere dagli stati membri le risorse necessarie per pagare gli interessi. Gli effetti principali (innegabili) sarebbero quelli di facilitare di molto l’uscita dalla crisi fiscale, riducendo notevolmente il tasso d’interesse pagato dagli stati in crisi (aumentando però quello pagato dagli stati in crescita). È necessario sottolinearetuttavia, che gli Eurobonds NON prevedono in nessun caso un trasferimento di competenze. In altre parole, gli stati membri continuano a portare avanti indipendentemente le proprie politiche sociali, e a indebitarsi (congiuntamente o meno) per finanziare le politiche indipendenti. Gli Eurobonds, quindi, certificano l’Europa inter-governamentale: la capacità di fare scelte politiche resta agli stati, è solo la copertura finanziaria che viene messa in comune. Ci si potrebbe chiedere quanto questo sia sostenibile sul lungo termine: difficilmente gli stati del Nord accetteranno di finanziare debito emesso per pagare politiche decise autonomamente dagli stati del sud. Sarebbe un caso da manuale di “free-rider dilemma”, ovvero: “io scelgo, tu paghi”. Ci si potrebbe anche chiedere se siano una decisione rispettosa del principio di democrazia: siamo sicuri che far pagare a metà dei cittadini europei le scelte decise dall’altra metà rispetti il principio di “no taxation without representation”? in ogni caso, se gli Eurobonds appaiono efficaci come strumento di breve periodo, Sul lungo periodo sono senza dubbio destinati a fallire senza una vera integrazione.

A questo punto, è necessario sottolineare una cosa: il debito emesso dall’Unione per finanziare competenze dell’Unione non rappresenta affatto una forma di Eurobonds. È qualcosa di totalmente diverso: debito federale emesso per finanziare funzioni federali. E l’Europa che vogliamo è questa: un’Europa più democratica, con più poteri, che emette debito congiunto per finanziare le proprie funzioni. Non un’Europa dove gli stati decidono autonomamente le proprie politiche esternalizzando sugli altri il loro costo. Un’Europa di questo tipo sarebbe irrimediabilmente destinata a crollare. Ne consegue quindi che sul lungo periodo, gli Eurobonds vanno assolutamente evitati: bisogna invece premere per un trasferimento reale di competenze, accompagnato dal diritto dell’Unione di emettere bonds federali (EU-bonds? Federal-bonds?) per finanziarne l’attività.

E sul breve periodo? Come ho sottolineato in precedenza, gli Eurobonds presentano un vantaggio per alcuni agenti sul breve periodo (ridurre i costi dell’indebitamento e quindi aiutare paesi a uscire dalla crisi fiscale) che è controbilanciato da un costo –sempre sul breve periodo- per altri agenti (aumento degli interessi medi e della relativa tassazione nei paesi del Nord Europa).  Gli Eurobonds, quindi, aiutano a risolvere la crisi fiscale, ma solo parzialmente risolvono le altre due crisi: quella economica e quella bancaria. Quanto alla crisi economica, essa è dovuta alla congiunta carenza di domanda e competitività nei paesi del meridione, i quali hanno accumulato, nel tempo, grandi deficit commerciali verso la Germania. Ma a meno che non si creda che la spesa pubblica possa iniziare a crescere enormemente il secondo successivo all’introduzione degli Eurobonds, questi ultimi aiutano gli stati a ridurre i propri debiti più velocemente, senza impattare veramente sull’economia reale. Per far ripartire l’economia reale, serve uno scatto di competitività dei paesi del meridione europeo, e un aumento generalizzato della domanda europea. il secondo obiettivo potrebbe essere attuato molto meglio con un aumento consistente della spesa pubblica in Germania piuttosto che con gli Eurobonds:  i cittadini tedeschi si ritroverebbero a pagare comunque più tasse (come con gli Eurobonds) però godrebbero anche di più elevati livelli di consumo; questo farebbe aumentare le importazioni dal Sud Europa e contribuirebbe a far aumentare l’inflazione in Germania, rendendo il Sud ancora più competitivo. Nella misura in cui l’economia del meridione europeo è messa nelle condizioni di esportare, anche le entrate fiscali nei paesi in crisi aumentano. In altre parole, la spesa pubblica nei paesi in crescita è più efficace e più legittimata degli Eurobonds: più efficace perché oltre a contribuire a risolvere il problema fiscale del sud (sebbene più lentamente) contribuisce anche decisivamente alla risoluzione della crisi economica (cosa che gli Eurobonds non fanno). Più legittimata perché i cittadini del Nord Europa non vedrebbero i propri risparmi “volatilizzarsi” per pagare gli interessi del debito altrui, ma vedrebbero nel breve periodo il proprio livello di benessere e consumo aumentare. Inoltre, la spesa pubblica nel Nord evita il problema del moral hazard connesso agli Eurobonds: se la diminuzione degli interessi che questi provocano può far venir voglia al Berlusconi di turno di far spesa pubblica senza limiti facendola pagare “agli altri”, questo problema è evitato dalla spesa pubblica localizzata nel Nord Europa; ma anzi, l’incentivo a rendere le industrie del Sud a fare le riforme per diventare più competitive aumenterebbe.

Infine, Eurobonds e crisi bancaria. La crisi bancaria che stiamo vivendo è in gran parte dovuta al crollo del valore dei titoli del debito pubblico degli stati del Sud. Ne consegue che gli Eurobonds contribuirebbero decisamente a risolvere la crisi. Gli Eurobonds diventerebbero una categoria  “safe”, contribuendo a salvare le banche stesse dalla crisi. Questo, potrebbe avere, come conseguenza, una parziale ripresa dell’economia.

ci sono tuttavia una serie di riflessioni al riguardo. In primo luogo, la garanzia comune sugli interessi (o altre forme di mutualizzazione) non è l’unico modo per far aumentare il valore dei titoli: anche la crescita economica lo fa, e la crescita può essere ottenuta congiuntamente alla competitività aumentando la spesa pubblica nei paesi “core” del Nord Europa. In secondo luogo, gli Eurobonds non sono l’unica forma di “safe asset” possibile.  Ad esempio, se la spesa pubblica aggiuntiva in Germania venisse finanziata con un aumento del debito tedesco, o con l’emissione di debito congiunto europeo, avremmo comunque un “safe asset” in grado di supportare la ripresa delle banche. Infine, ritengo che la semplice garanzia sui titoli in portafoglio alle banche sia un regalo un po’ eccessivo al settore finanziario europeo (e globale) cui buona parte di questa crisi è dovuta. La salvezza istantanea dell’intero settore bancario eliminerebbe ogni pressione per una riforma sostanziale dello stesso, nascondendo i problemi al posto di risolverli.

Concludendo, quindi, mi pare che gli Eurobonds siano una cattiva idea:- sia sul lungo periodo, dove sono assolutamente deleteri rispetto ad una reale integrazione europea, sia sul breve periodo, dove avrebbero effetti positivi i quali però possono essere ottenuti attraverso vie alternative che presentano molteplici vantaggi, ad esempio un fondo europeo per la crescita che si occupi di creare domanda nel Nord Europa e investire in politiche competitive nel Sud Europa, finanziando le proprie operazioni con una forma di bond che possa rappresentare un safe asset  per le banche.

sono ovviamente pronto a discutere di queste posizioni, ed eventualmente a rivederle, quindi siete tutti invitati a replicare!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: