Di che crisi stiamo parlando?

Di che crisi stiamo parlando?

i questo breve post, farò chiarezza su un tema economico assai controverso. Si sente parlare ogni giorno, e molti di noi sperimentano quotidianamente,  “la crisi”. Ma di che crisi stiamo parlando? E soprattutto, è giusto parlare di crisi (e soluzioni) al singolare?

la risposta è no. Quella che chiamiamo crisi in realtà è il risultato dell’intersezione di crisi differenti. Prima di tutto, vi è una prima crisi, ormai quasi passata. La crisi finanziaria del 2008, generata da un eccesso di liberalizzazione dei mercati finanziari congiunto con una politica monetaria eccessivamente espansiva. L’effetto della crisi finanziaria è stato far esplodere l’indebitamento privato e quindi comprimere la domanda tramite “l’effetto ricchezza” al contrario, e rendere insolventi molti istituti di credito. Dal calo della domanda è seguita una crisi economica “tradizionale”, cioè una recessione in piena regola, cui lo stato ha risposto innalzando la spesa pubblica. Inoltre, gli stati hanno risposto alla (prima) crisi bancaria con massicci salvataggi bancari, con l’effetto di peggiorare ulteriormente il bilancio statale. Dalla crisi economica e dalla crisi bancaria, quindi, si è passati alla crisi fiscale, con la necessaria riduzione dei bilanci pubblici e la perdita di valore dei titoli di stato. Questo ha portato ad una seconda recessione (crisi economica II) e al peggioramento dei bilanci bancari dovuta alla riduzione del valore dei titoli di stato (crisi bancaria II).
Accanto a tutto questo, c’è un’altra crisi, che viene da lontano, e che riguarda gli imbalances tra le partite correnti degli stati appartenenti all’eurozona. In altre parole, certi stati consumano troppo, mentre altri consumano troppo poco (dati i rispettivi livelli di reddito). La crisi delle partite correnti ha tre effetti ulteriori: provoca un peggioramento del settore bancario; rende più complicato l’aggiustamento dalla crisi economica; e, potenzialmente, peggiora ulteriormente i bilanci statali.

Riassumendo: in questo momento, affrontiamo tre crisi intersecate: crisi economica II, il cui fattore trainante sono le rigidità delle economie europee e la mancanza di coordinamento (e budget) sovranazionale; crisi fiscale, le cui cause sono la crisi bancaria, la crisi economica, sé stessa (attraverso l’aumento degli interessi) e gli errori del passato; e crisi bancaria II, le cui cause sono crisi fiscale e crisi economica.

Se trovate complicato districarvi nella descrizione (e lo è) la figura qui a fianco può venire in vostro aiuto. Il “Grande insieme” che genera, in primo luogo, la crisi, potrebbe essere definito come “globalizzazione incontrollata”. Più in basso, i quadrati cerchiati in azzurro indicano elementi della crisi generati da una carenza dell’integrazione europea. All’origine delle crisi del vecchio continente, quindi, troviamo un problema del vecchio continente: l’Europa in crisi politica. Ne consegue che da tutto questo non si può uscire senza uno scatto nell’integrazione europea, o tramite la distruzione dell’integrazione europea. è bene tenere questa alternativa in mente.

Annunci
Comments
2 Responses to “Di che crisi stiamo parlando?”
  1. europecafe ha detto:

    Articolo molto interessante !
    Ma mi sembra un po’ facile dare tutta la colpa all’inizio alla “globalizzazione incontrollata”. La crisi si è estesa al mondo perché c’era la globalizzazione, ma l’origine è nei incentivi brutti che esistavano sopratutto negli Stati Uniti : tassi bassi (è dire, come lo scrivi, una politica monetaria troppo estensiva) ed innovazioni finanziari sempre più complesse (quindi si puo “esternalizzare” il rischio, ma molti non capiscono come funziona il sistema completo e non sanno (o non vogliono sapere) dov’è il rischio alla fine, in questi anni 2003-2008).
    La seconda riflessione è che mi pare che dovresti insistere di più sugli errori passati (spesa pubblica troppo alta e, quindi, aumento a volte incontrollato del debito pubblico) che portono una grande parte della colpa della crisi attuale. Il problema non è aver dato una risposta keynesiana nel 2008, ma è non aver risparmiato in tempi migliori (nonostante cio che dice lo stesso Keynes…).
    Pierre-Antoine Klethi

    • Francesco Nicoli ha detto:

      Buona sera Pierre Antoine,

      innanzitutto, grazie per i complimenti.
      in secondo luogo. ho parlato di globalizzazione incontrollata (di cui la politica monetaria e le ultra-liberalizzazioni finanziarie sono una componente) non a caso. Quando un’economia, nei fatti, produce molto meno perché esporta gli impianti industriali, e quando non vi è una parallela crescita dei consumi altrove, l’economia in quesione è di fronte a due scelte: diminuire i consumi presenti, o diminuire quelli futuri consumando oggi a credito. gli USA hanno consapevolmente scelto la seconda strada: la liberalizzazione finanziaria è la risposta al calo atteso dei consumi. se il sistema finanziario viene liberalizzato, e i tassi restano bassi, “prendere a prestito dal futuro” è più semplice, mantenendo così l’apparenza di consumi crescenti. in altre parole, la finanziarizzazione delle economie occidentali è anche un prodotto della globalizzazione incontrollata.
      sul secondo commento, hai naturalmente ragione. l’enfasi graficamente manca perché il ragionamento è semplice e non articolato: politiche fiscali irresponsabili hanno eroso la capacità dello stato di agire in fase recessiva con politiche anticicliche, erodendo inoltre anche altre due cose: la bilancia commerciale (la spesa pubblica è una componente importante dell’assorbimento) e la capacità di alleviare con sussidi pubblici le riforme strutturali dovute al necessario aggiustamento.

      tutto questo è ovviamente in qualche modo implicito nell’analisi, specialmente nello schema, nella misura in cui si sottolinea come la non coordinazione delle politiche fiscali abbia portato all’aggravarsi sia della crisi fiscale che della crisi del current account. per questo secondo elemento, la questione importante non è tanto l’utilizzo anticiclico o meno della politica fiscale, quanto il suo utilizzo non coordinato. in altre parole, la spesa pubblica pro-ciclica non è negativa per il current account intra euro (fermo restando che ha molte, molte altre controindicazioni) SE è coordinata tra stati. se invece è non coordinata (e quindi muove in direzioni diverse) può portare- e si è visto- a shock notevoli.

      infine. la globalizzazione incontrollata, che riassume molte cose sotto un solo ombrello, è una causa importante. ma per l’Europa, il vero problema è lo stallo dell’integrazione. questo è il problema principale. risolto questo, le cose andranno a posto.

      Grazie per l’attenzione!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: