lo Strike, la Turchia, e la Gallina dalle Uova d’Oro

In questo post mi occupo di un evento inquietante, che come effetto secondario avrebbe- nientemeno- che infierire il colpo definitivo al processo di integrazione europea.

Da qualche tempo infatti la tensione tra Iran e Israele è alle stelle. Molti fattori contribuiscono: i recenti attacchi informatici alle installazioni militari iraniane, la caduta progressiva del regime di Assad (forse l’ultimo degli amici di Teheran in Medio Oriente), una certa freddezza della nuova leadership egiziana; e poi ancora, i continui leaks a proposito di piani, più o meno ufficiali, d’attacco israeliano; e la rinvigorita retorica anti-sionista dei capi supremi del paese degli Ayatollah.  In poche parole, la tensione è di nuovo alle stelle.

La minaccia di attacco israeliano è purtroppo realistica, ed è la cosa peggiore che possa capitare. A Israele, all’Europa, e agli Stati Uniti. Mentre per l’Iran, sarebbe letteralmente manna dal cielo. Perché, a meno che non abbiate creduto che si sia andati in Iraq per le armi atomiche di Saddam, non potete credere che l’obiettivo dell’Iran sia Israele. In realtà, Israele è un mezzo, non un fine. Il fine –come sempre in geopolitica- è l’egemonia su un’area, in questo caso il Medio Oriente. E il vero nemico non è Israele, ma è la Turchia. Israele non sarà mai egemone in Medio Oriente: sarà sempre un corpo più o meno estraneo. Può vivere in simbiosi, ma non sarà mai parte della regione.

la vera sfida per il Medio Oriente si gioca, e non da oggi, tra Teheran e Ankara; non da oggi perché da sempre il Medio Oriente si è giocato tra questi due poli. La leadership per il mondo islamico è sempre stata contesa,  e le terre di mezzo tra le alture turche e quelle iraniane sono state oggetto di innumerevoli disfide nel corso della storia.

La competizione tra Turchia e Iran è latente, ma non potrebbe essere più acerba. Non c’è nulla in comune tra i due stati, ma anzi presentano ai cittadini musulmani due modi di relazionarsi con il mondo letteralmente in antitesi. Posizioni opposte su tutto: dalle relazioni con Israele, a quelle con l’Europa e l’Occidente, all’idea di Democrazia. Entrambi i paesi vedono nel Medio Oriente e nel Nord Africa l’area naturale in cui esportare il proprio modello. Israele non è che una pedina- a sua insaputa, forse- nel grande gioco dell’Islam. Gioco che l’Iran sta drammaticamente perdendo. Se l’epoca delle invasioni americane aveva segnato una fase in cui il modello iraniano pareva in fase crescente, la primavera araba ha dimostrato l’esatto contrario: il modello iraniano non è più apprezzato, le masse musulmane desiderano libertà e sviluppo economico. Il modello turco le offre entrambe. Erdogan si è giocato molto bene le sue carte, prima in Tunisia, ma poi soprattutto in Libia ed Egitto, dove ha saputo appoggiare con costanza la popolazione.  Al suo primo viaggio in Egitto dopo la rivoluzione, venne  accolto da una folla festante di oltre un milione di persone. A Bengasi e Misurata, la gente andava a farsi ammazzare alle prime manifestazioni con la sua faccia issata su ampi cartelli. Il modello turco non è mai stato così popolare come ora, e la caduta di Assad- ormai imminente- ne rappresenterà il banco di prova.

Per l’Iran, ormai è una questione vitale. Il paese rischia di perdere, con il suo sostegno ad Assad, ogni residua credibilità in Medio Oriente ed ogni residua speranza di contrastare il modello turco. La popolarità del regime non è mai stata così bassa.  L’ostilità delle masse contro Israele è ai minimi, sostituita dall’ostilità per i propri governanti.

Non c’è nulla che possa salvare gli iraniani dall’esclusione dalla corsa per l’egemonia nella regione, salvo…un clamoroso passo falso di Tel Aviv. Qualcosa come un’aggressione, un sanguinoso attacco a sorpresa.
cancellerebbe la primavera araba. Riporterebbe le lancette del Medio Oriente indietro di molti anni. D’un colpo, l’Iran dimostrerebbe di aver ragione con il suo metodo aggressivo;  ricoalizzerebbe le masse popolari dietro il suo modello di ostilità continua contro chiunque non indossi i colori verdi della rivoluzione islamica.
Ecco perché l’Iran spera disperatamente in un attacco israeliano, nonostante tutto. Sa che potrebbe perdere la battaglia: ma è la sola possibilità di mantenersi in corsa per vincere la partita, ovvero l’egemonia sulla regione. I Turchi, d’altra parte, dovrebbero retrocedere. L’intero processo di sviluppo del Medio Oriente si tingerebbe nuovamente di verde. Israele potrebbe vincere la guerra, ma questo non lo renderebbe più sicuro. Al posto che essere attorniato da stati giovani con nuove leaderships, con un processo democratico in corso, concentrati sugli affari interni per sviluppare l’economia e desiderosi di seguire il modello turco di integrazione identitaria con l’Occidente, Israele si troverebbe attorniato (di nuovo) di tanti piccoli Iran con una popolazione irosa e aggressiva. Milizie para-governative non solo in Libano, ma anche in Siria, Giordania, Egitto. E in una situazione drammaticamente pericolosa: se infatti attacca per primo, potrà ritardare la bomba iraniana (non fermarla) provvedendo però le ragioni perfette (e il consenso politico nell’intera regione) per il suo uso.  Israele circondato da tanti piccoli Iran sarà meno sicuro, non più sicuro. Il modello turco invece, con il suo potenziale economico e parzialmente democratico, è la migliore assicurazione sulla vita che Israele può trovare.

Se il modello turco prevale in Medio Oriente, l’Iran ha perso.  Continuerà magari con la sua retorica, ma non potrà più per un bel pezzo sperare in un’egemonia sulla regione. Se il modello turco prevale, le parole resteranno parole. Per questo è essenziale che Israele si controlli e limiti la propria (comprensibile) preoccupazione e desiderio di colpire per primo. È molto vicino alla meta di garantire la propria sicurezza nei decenni a venire senza dover effettuare rinunce territoriali. Deve solo essere prudente, e supportare i movimenti d’emancipazione nei paesi limitrofi.

…..

Che c’entrano l’Europa, e gli USA, in tutto questo?

Molto, anzi troppo. Entrambi hanno solo da perdere dallo strike israeliano. Per l’Europa è una questione vitale: per gli USA, una questione strategica di primaria importanza.
La lotta al terrorismo, quasi archiviata, si è rivelata una falsa priorità. Dove stanno le vere sfide strategiche per gli Stati Uniti ormai è chiaro, e stanno ad est-molto ad est. La nuova strategia americana, lanciata nel 2011, ridefinisce perfettamente le priorità: massiccio re-engagement in estremo oriente, e via alla sfida del secolo: il containement della Cina. La Cina, non l’Iran, è l’avversario degli americani.  L’estremo oriente, non il medio oriente, è la priorità assoluta. Per gli americani è essenziale quindi che il Medio Oriente si dia una struttura organizzativa autonoma che limiti il drenaggio di risorse americane. Per questo le rivoluzioni attuali, d’ispirazione turca e occidentale, sono essenziali. Per questo è essenziale che il processo di riforma verso un sistema turco non venga fermato, ed è essenziale che lo sviluppo economico dell’area inizi. Gli USA hanno altro a cui pensare, e non possono permettersi di restare con la testa (e il portafoglio) rivolti al medio oriente un altro quindicennio. Sarebbe un errore tragico dare altri 15 anni alla Cina, e a Washington lo sanno.
Per l’Europa, la questione è duplice. A livello strategico, anche per l’Europa è essenziale che la “turchizzazione” dell’area proceda spedita e senza intoppi: il medio oriente e il nord africa rappresentano in potenza per l’Europa quello che la Cina è stata negli anni ’80 per gli Stati Uniti, ovvero il più grande bacino di manodopera a buon prezzo. Con tanti altri vantaggi: è molto più vicino della Cina, dispone di vaste risorse energetiche proprie. Quello che manca sono le istituzioni, e una pax economica che garantisca lo sviluppo. il rilancio dell’economia europea dopo il collasso della crisi dell’euro può e deve passare attraverso i partners mediterranei. Quindi il successo del modello turco è essenziale.
Vi è poi una seconda questione, di breve periodo, ma di vitale importanza.
Un attacco Israeliano all’Iran ad ottobre (cioè in un mese che si prospetta caldissimo per la crisi dell’Euro) porterebbe  senza dubbio ad una crisi petrolifera di vasta portata. Per reagire all’aumento dei prezzi del petrolio, la BCE farà quello che il suo statuto gli prescrive di fare, e quello che ogni banchiere centrale farebbe in una situazione simile: alzerebbe i tassi di interesse.

Al che, sarà la fine dell’Europa come la conosciamo. Se i tassi di interesse si alzano, svariati paesi saranno obbligati a lasciare l’Euro immediatamente (penso a Grecia e Portogallo) mentre altri, Spagna, Italia, Irlanda e Francia, potrebbero farlo a distanza molto molto breve. Questo secondo gruppo di paesi, con un rialzo dei tassi, rischia seriamente il default sui titoli di stato, nonché una recessione di notevoli proporzioni. È decisamente poco credibile una loro permanenza nell’Euro in caso di shock petrolifero, e di conseguenza, nel mercato unico. L’Europa come la conosciamo sparirebbe nel giro di pochi mesi, mettendo fine- per almeno due decenni- ad ogni ambizione d’integrazione politica.

Ecco perché l’unico a guadagnare da una guerra all’Iran è proprio l’Iran (e, forse, la Cina. Ma non sul breve periodo.). Per gli Stati Uniti, sarebbe una pessima cosa. Per l’Europa, potrebbe significare il collasso definitivo. Per Israele, significherebbe immergersi in un lungo periodo di lotte e conflitti su scala regionale. Per l’intero Medio Oriente, potrebbe significare la fine dei sogni di rilancio moderatamente democratico ed economico.

Per l’Iran, significherebbe ritornare  ad allungare le dita viscide sull’intera regione, pronto a stringerla nella propria presa. Al prezzo di qualche morto a casa, questo è vero. Ma non penso  da quelle parti interessi.

Annunci
Comments
2 Responses to “lo Strike, la Turchia, e la Gallina dalle Uova d’Oro”
  1. Aldo ha detto:

    Analisi eccellente….complimenti
    Desideroso di sapere dove seguirla…oltre a questo sito.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: