Sulle incredibili sviste e comparazioni di Thierry Baudet

Per il terzo post della mia rubrica “Confessioni di una mente federalista” avrei voluto parlare della questione “Wikileaks”, ma l’articolo “L’UE è l’impero. L’impero è la guerra” tradotto da Presseurop uscito il 9 luglio di Thierry Baudet mi ha costretto a cambiare idea.

Questa decisione è dovuta al fatto che l’articolo di Baudet non è affatto originale nel suo genere, ma anzi è l’ultimo di una lunga serie di articoli apparsi ultimamente in Europa. Dato che questi articoli sembrano avere un certo successo, mi è sembrato il caso di provare a dire qualcosa in merito.

Cominciamo dall’inizio. Baudet dichiara che:

Qualsiasi perdita provocata da Bruxelles sul piano della democrazia, della sovranità e della trasparenza sarebbe in definitiva compensata da un nobile obiettivo, la pace. In realtà questo assunto si basa su un errore: il nazionalismo non porta alla guerra, al contrario è l’ambizione di instaurare un impero europeo che porta alla guerra; è l’ambizione di far entrare a forza diversi popoli in una stessa struttura che conduce alla guerra. Insomma, è la stessa costruzione europea che porta alla guerra!”

Ah sì?! E i 60 anni di pace in Europa occidentale e quella che si è instaurata in Europa orientale dopo il crollo del muro di Berlino?! Che sono? bruscolini?

Seconda critica: chi ha mai detto che bisogna rinunciare alla democrazia?! O che la sovranità debba passare per intero a Bruxelles?!

Intanto l’UE è più democratica di quanto non si dica, se si considera l’elezione diretta del parlamento europeo, il sistema di procedura legislativa ordinaria tra Consiglio dell’UE e Parlamento su molte materie e la Corte di giustizia europea. Detto questo, è vero che restano ancora molte cose da riformare, vedi elezione diretta del Presidente della Commissione, ma se Baudet si fosse preso la briga di leggere documenti e articoli di giornali1 saprebbe che queste questioni sono all’ordine del giorno nel dibattito europeo attuale!

Proseguiamo nella lettura:

Il fascismo e il nazismo erano entrambi incentrati sulla costruzione europea. Dal 1933 Mussolini ha affermato pubblicamente che l’Europa poteva di nuovo esercitare il suo potere sul mondo se fosse riuscita a instaurare una certa unità politica. Il collaborazionista norvegese Vidkun Quisling riteneva che avremmo dovuto costruire un’Europa che non sprecasse il suo sangue in conflitti cruenti, ma che fosse in grado di creare una solida unità. E l’11 settembre 1940 Joseph Goebbels affermava: sono certo che fra 50 anni non si ragionerà più in termini di paesi.

Il 28 novembre 1941 Adolf Hitler, in una conversazione con il ministro degli esteri finlandese, affermava che i paesi europei erano simili ai membri di una grande famiglia. Nel suo famoso studio Nations and States (1977) lo storico Hugh Seaton-Watson, dell’università di Oxford, concludeva che le intenzioni di Hitler non si limitavano a quello che potremmo definire il nazionalismo tedesco. Il suo vero obiettivo era conquistare l’intera Europa e un vasto territorio adiacente. Mussolini invece voleva fondare un nuovo impero romano intorno al Mediterraneo, mentre i giapponesi volevano instaurare una grande sfera di influenza in Asia orientale”.

Il fatto che durante la seconda guerra mondiale il nazifascismo abbia cercato di ritagliarsi il cosiddetto “spazio vitale” è cosa nota ai più, ma dire che il loro concetto di unità politica dell’Europa fosse lo stesso dell’UE è ridicolo. In realtà, se Baudet avesse letto per esempio le riflessioni di Jaspers su l’unità del mondo, saprebbe che con la globalizzazione e il progresso tecnologico la scelta è proprio tra impero sovranazionale (basato sui rapporti di forza) federazione sovranazionale (basata sulla legge) e che non sono la stessa cosa.

Baudet successivamente scrive:

Neanche il razzismo dei tedeschi era l’espressione di un nazionalismo. Al contrario, la razza superava le frontiere della nazione e dello stato e la teoria razziale era quindi per definizione una dottrina internazionale – e non nazionale.

Difficile rimanere indifferenti nell’apprendere che Robert Schuman, uno dei fondatori del progetto europeo, era stato fino al 17 luglio 1940 segretario di stato del regime di Vichy, che ha collaborato con i tedeschi. In quanto deputato della Lorena, nel 1938 Schuman aveva  sostenuto attivamente il tradimento di Monaco e in questo modo aveva contribuito a rendere possibile l’annessione alla Germania di Hitler di una parte della Cecoslovacchia. All’epoca aveva inoltre insistito per rendere più forti i rapporti fra Mussolini e Hitler. Il 10 luglio 1940 Schuman ha fatto parte dei deputati che hanno sostenuto la presa del potere di Pétain.

Nel frattempo Jean Monnet, un altro fondatore dell’Unione europea, era a Londra e cercava di impedire la diffusione dei bollettini quotidiani di informazione radiofonica di de Gaulle (cosa che era riuscito a fare il 20 e 21 giugno 1940)”.

Beh, che il razzismo potesse essere ritenuto un ideologia sovranazionale non è un’idea nuova. Anche Spinelli nel suo testo “Gli Stati Uniti d’Europa e le varie tendenze politiche” in un certo senso l’aveva fatto. Detto questo non considerare i proclami relativi alla “superiorità della nazione tedesca” e che l’organizzazione che Hitler pensava per l’Europa era incentrata sulla Germania, come lo era del resto il progetto previsto dal secondo Reich in caso di vittoria nella prima guerra mondiale, sono sviste gravi.

Per non parlare poi delle “sviste” e “dimenticanze” su Schuman e Monnet.

Schuman fu arrestato dalla Gestapo già nel settembre del 1940 per il suo rifiuto di collaborare con le autorità tedesche. È vero che la sua posizione durante la guerra fu ambigua, ma da qui a dipingerlo come un quasi filo-nazista ne passa.

Affascinante poi tentare di screditare Monnet con un episodio accaduto durante gli ultimi e convulsi battiti della Terza repubblica francese e dimenticando di citare il suo ruolo nella resistenza. Senza contare che aver messo questo passaggio subito dopo quello su Schuman è un chiaro tentativo di insinuare che anche Monnet era stato almeno un po’ “collaborazionista”.

Nonostante queste “sviste” sono andato avanti nella lettura, anche se a fatica.

Baudet non ancora contento rincara la dose:

Al “nazionalismo” si attribuisce non solo la seconda guerra mondiale, ma anche il precedente conflitto. Tuttavia durante la prima guerra mondiale lo scopo della Germania era quello di sottomettere al suo impero delle regioni che non erano tedesche. Del resto questa guerra era cominciata in quella polveriera multinazionale che era l’Austria-Ungheria. Questa Unione europea ante litteram rifiutava di concedere l’indipendenza ai serbi di Bosnia, cosa che ha spinto un gruppo di “giovani bosniaci” a organizzare l’attentato contro l’arciduca Francesco Ferdinando nel giugno 1914.

L’oppressione esercitata da un regime centralizzatore provoca tensioni. Una delle principali lezioni che si possono trarre dalla prima guerra mondiale è rappresentata dal “principio di autodeterminazione”, sostenuto in particolare dal presidente americano Woodrow Wilson che si è battuto per il rispetto delle diverse nazionalità, e contro la loro dissoluzione o integrazione in un insieme più grande”.

Allora: dire che un’organizzazione sovranazionale formata da alcuni degli stati più democratici del pianeta è tutto sommato simile ad un impero assoluto multietnico come l’impero Austro-ungarico è una stupidaggine come minimo! (sì, sono molto diplomatico come sempre!).

Baudet dice che un’eccessiva centralizzazione provoca tensioni. Oh! Finalmente siamo d’accordo su qualcosa! Peccato però che attualmente molti poteri nell’UE siano ancora in mano agli stati membri e che anche in una federazione europea compiuta molte competenze rimarrebbero a quest’ultimi.

Diciamo che io e Baudet dovremmo metterci d’accordo su che cosa intendiamo per eccessiva centralizzazione.

Altra cosa su cui ci troviamo d’accordo è il principio di autodeterminazione. Una conquista per l’umanità. Sicuramente. Peccato però che Wilson fosse stato anche uno dei principali promotori della Società delle Nazioni, l’antenato dell’Onu, che fallì proprio per non aver messo in discussione la sovranità degli stati. In un mondo sempre più interdipendente la coordinazione non basta2.

Baudet continua la sua analisi storica come segue:

Se si va più indietro nella storia ci si rende conto che non è il “nazionalismo” ma l’imperialismo e il desiderio di unificazione europea che porta alla guerra. Prendiamo l’esempio delle guerre napoleoniche. Napoleone voleva instaurare per il bene dell’Europa dei principi comuni: un codice europeo, un’alta corte di giustizia europea, una moneta comune, le stesse unità di misura, le stesse leggi e così via. Napoleone era convinto che l’Europa sarebbe diventata rapidamente un’unica nazione.

Di conseguenza l’idea che il nazionalismo porti alla guerra e che l’unificazione europea conduca alla pace è falsa. Del resto l’Europa non ha conosciuto la “pace” negli ultimi 50 anni, poiché durante la maggior parte di questo periodo i paesi europei sono stati impegnati in una lotta mortale contro l’Unione Sovietica – altra espressione di una filosofia antinazionale, il comunismo. Il lavoratore, diceva il Manifesto comunista, non aveva nazionalità”.

Per Napoleone valgono le stesse critiche che ho fatto sul paragone con Hitler e con l’impero Austro-ungarico. Vi rimando inoltre, ancora una volta, alle riflessioni di Jaspers sul nuovo ordine mondiale e l’impero mondiale.

Sull’Unione sovietica e sulla falsa pace: il confronto c’è stato, ma va detto che non si è arrivati alla guerra vera (c’è un certa differenza tra guerra fredda e calda nel caso Baudit non lo sapesse) e che l’URSS non è riuscita a sfondare anche grazie alla Comunità Europea.

L’antinazionalismo dell’URSS era poi più di facciata e di propaganda dato che alla fine si comportava esattamente come una potenza imperialista nazionalista secondo i soliti schemi geopolitici classici. Inoltre sia Spinelli che Albertini3 hanno dimostrato l’inconsistenza dell’internazionalismo comunista. Una posizione più ideale che reale.

Baudet infine conclude così:

Un’Europa senza un regime centralizzatore, ma composta da stati nazionali che cooperino fra di loro e non abbiano paura delle diversità. Si dovrà restituire ai paesi la loro autorità sulle frontiere per fare in modo che siano loro stessi a decidere chi fare entrare. I paesi opteranno nel loro interesse economico per un regime flessibile di visti, conservando il controllo sulla criminalità e sull’immigrazione. Bisogna cancellare l’euro in modo che i paesi possano di nuovo respirare sul piano monetario e decidere i loro tassi di interesse in funzione della congiuntura locale. Bisogna inoltre smantellare gran parte dell’armonizzazione che cancella la diversità.

Ben lungi dall’essere fonte di conflitto, il nazionalismo è la forza che rende possibile la democrazia. Senza questa forza unificatrice, il parlamento non potrà mai prendere delle decisioni legittime. L’esempio del Belgio mostra inoltre che l’assenza di un’unità nazionale può rendere estremamente laboriosa l’amministrazione di un paese. La paura del nazionalismo rischia di instaurare a Bruxelles un impero vincolante. È giunto il momento di ricostruire lo stato nazione”.

Il fallimento della semplice cooperazione internazionale è sotto gli occhi di tutti. Si veda Società della nazioni, ONU, Convenzioni e trattati firmati e mai applicati (es: protocolli di Kyoto).

Con la semplice cooperazione chi impedirebbe agli stati di fare politiche à la Beggar-thy-neighbour” ? cioè politiche che almeno nel breve periodo lo favoriscono, ma che danneggiano i suoi vicini (vedi svalutazioni competitive).

Baudit cita l’immigrazione. Bene. Il caso dei tunisi che volevano entrare in Francia dall’Italia mi sembra un ottimo esempio di come una maggiore centralizzazione delle politiche migratorie via entità sovranazionali sia meglio di una semplice “coordinazione” tra stati…

Concludo chiedendomi se Baudit abbia ben riflettuto sulle ripercussioni economiche e politiche di un’eventuale disgregazione dell’UE in un mondo globalizzato. Secondo me no.

Tanto uno storico che fa paragoni tra UE e impero Austro-ungarico può permettersi di tralasciare certi dettagli.

 

Luca Alfieri

 

1http://www.google.com/search?q=elezione+diretta+presidente+commissione+europea&ie=utf-8&oe=utf-8&aq=t&rls=org.mozilla:it:official&client=firefox-a#q=elezione+diretta+presidente+commissione+europea&hl=it&client=firefox-a&hs=Sx5&tbo=1&rls=org.mozilla:it:official&output=search&source=lnt&tbs=qdr:y&sa=X&psj=1&ei=QfT9T47uAamW0QWu3LGCBw&ved=0CAwQpwUoBQ&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_qf.,cf.osb&fp=5c10199f5c5ac8d0&biw=1024&bih=497

2https://europeanfederalists.wordpress.com/2012/07/09/dallindipendenza-allinterdipendenza/

3si veda Pistone, S.,Albertini, M., Il federalismo, la ragion di stato e la pace disponibile qui: http://www.istitutospinelli.org/component/docman/cat_view/12-ventotene-papers/15-italiano

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